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Vita di Villaggio

© Laura Mulassano | MOSAIC

 

El Gouna era la mia quindicesima esperienza al mitico Club Med’.  E quindi del mito ero  la più attendibile testimone, almeno tra i giovani colleghi che erano con me. Volevano consigli e suggerimenti, rassicurazioni. Quindi ecco domande a raffica…

”Ma gli animatori? Ma gli sport? E c’è la vela? E c’è il diving? E come si mangia? E come si beve?

E come ci si veste? E i GO ti assaltano anche in spiaggia? E le camere come sono, delle celle?

E le escursioni?  Ma si gira sempre in mutande e pareo?

Si deve rispondere al Trivial per vincersi il caffè? ….

 

 

Mutazioni

© Laura Mulassano | MOSAIC

 

C’era una volta un deserto in riva al mare. Oggi, a Dubai, ci sono tutti i giocattoli preferiti dagli occidentali. Elencandoli: aeroporto faraonico, sempre illuminato (energia costo zero); strade a quattro corsie, percorse da megajeep  o da megaberline; hotel di lusso.

Non mancano aiuole fiorite e campi di golf, torri fantascientifiche, shopping centre ciclopici .

I cammellieri viaggiano in Mercedes e usano i satellitari per sapere dai dipendenti pachistani o indiani, se i loro cammelli – usati ormai soltanto per le corse su pista -  sono in buona salute.

È nato, signori, il Bengodi del turismo d’elite: gente dal portafogli ben gonfio, manager, finanzieri, banchieri, petrolieri, commercianti. E naturalmente turisti italiani, insaziabili fans di tintarella invernale e di shopping grandi firme.

 

 

Mistero brasileiro

© Laura Mulassano | MOSAIC

 

È opera dei Fenici. No, è un manufatto degli Etruschi, no degli Inca, no degli Aztechi. È un bassorilievo greco, no è ebreo….. No, è sicuramente un segno lasciato dagli extraterrestri…

I pareri illuminati (ma poco illuminanti) di archeologi, le ipotesi più azzardate di esperti e persino di  notissimi ufologi si rincorrono su questo muro fitto di petroglifi, lungo ventiquattro metri e alto quattro, sperduto nel sertao dello stato brasiliano del Paraiba.

La Pedra do Ingà è, a oggi, uno dei misteri irrisolti del Brasile. Nella luce del tramonto si precisano figure umane stilizzate, simulacri di animali, cerchi tagliati, croci, corolle, stelle, triangoli, palme, cactus, spighe e pannocchie.  Attribuiti alle mani e agli strumenti primitivi di uomini vissuti dai 6000 ai 3000 anni prima del nostro tempo, i segni enigmatici seminati qua e là sulla Pedra, hanno una loro compostezza e una loro armonia.

 

 

Niqab e computer

© Laura Mulassano | MOSAIC

 

Sotto di me sfila lo “scatolone di sabbia” della penisola araba. Un mare di dune, di sassaie, di rocce, di massicci di arenaria rossa. Senza luci, se non i fuochi fatui dei pozzi di petrolio nel chiarore dell’alba. A due o tre posti da me, un piccolo anticipo di Arabia Saudita infilato in un moderno jet.

Una coppia. La  signora, ricoperta fino ai piedi della classica abaya, il capo avvolto nel tradizionale niqab, il velo nero che lascia vedere soltanto gli occhi, siede silenziosa vicino al marito, un corpulento uomo d’affari intento a lavorare al computer.

Lei è la donna araba come la si immagina. Sottomessa, sobria, silenziosa. Ma gli occhi scuri e curiosi scrutano in giro. Lui sembra Laurence d’Arabia, ma con venti chili in più….

 

 

© Laura Mulassano | MOSAIC

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